Come al solito il popolo di Facebook si butta sull’ormai quasi certa tragedia della ragazzina Yara di Brembate scomparsa qualche giorno fa e probabilmente uccisa. Tra gli indagati un tunisino e questo scatena la solita ondata di razzismo.
Se per il caso di Sarah Scazzi non si è potuta invocare la pena di morte per tutti gli zii o i cugini, adesso però è possibile invocare l’espulsione di massa di tutti gli immigrati perchè tra gli indagati c’è un tunisino.
In migliaia hanno aderito ai gruppi nati su Facebook nei giorni scorsi dopo la scomparsa di Yara Gambirasio e ora che gli investigatori hanno fermato un uomo tunisino, affidano alle pagine del social network la loro rabbia: “Lasciatecelo in piazza a Brembate“; “Noi non abbiam mai cercato niente, loro vengono qui a rubarci il lavoro e violentarci le donne”; “Ci vorrebbe la legge del taglione” sono solo alcuni dei messaggi che si moltiplicano di minuto in minuto. In tanti invocano pene capitali, linciaggi e lasciano spazio anche a commenti razzisti e xenofobi.
“In effetti questi immigrati stanno diventando troppi e di troppe razze diverse”, dice Alberto; “ma xk nn rimettiamo la pena di morte… questi esseri nn meritano di vivere”. Scrive Luca: “La pena di morte è troppo poco”, incalza Luisa. “I criminali dobbiamo per forza tenerceli in quanto italiani, ma se si può evitare di averne d’altri paesi mi sembra logico non trovi?? Per cui fuori gli stranieri”, dice Simonetta; “Io prima difendevo sempre gli extracomunitari ma adesso dopo aver sentito e visto tutti i guai che combinano… tra marocchini, rumeni, albanesi, ecc mi sto ricredendo sempre di più” commenta Lucia.
I post aumentano a vista d’occhio tra notizie e voci su ritrovamenti, preghiere, insulti.
Ma c’è anche chi invita a non generalizzare. Fatima, immigrata che abita in Italia non ci sta e per dire di non fare di ogni erba un fascio, ricorda quanto accaduto ad
Avetrana. I toni salgono: numerosi anche coloro che si indignano rifiutando ogni tipo di affermazione razzista.”Basta qualunquismi”, “Guardatevi le statistiche sugli omicidi“, intervengono Emanuela e Sara. Finché qualcuno ad un certo punto dice stop: “Comprendiamo l’indignazione e lo sdegno di tantissimi – scrivono gli amministratori di uno dei gruppi-, ma non accetteremo mai commenti inneggianti alla violenza ed al razzismo”. Questa è l’ora del dolore e della solidarietà; “Si deve lasciar lavorare chi di dovere e noi dobbiamo solo pregare. E non alimentare l’odio”, si legge sull’altro. Ma nuovi post arrivano veloci e fanno correre la rabbia, la disperazione e la pietà.
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