WikiLeaks in Italiano – 29 Novembre – Aggiornamento Continuo

Riprendendo dal post principale, continua qui la pubblicazione del materiale che sta facendo tremare la diplomazia di tutto il mondo.

Confermata presenza armi nucleari in Olanda e Belgio

I dispacci diplomatici americani riservati pubblicati da Wikileaks confermano la presenza di armi nucleari tattiche Usa in Olanda e Belgio. E’ quanto riportano oggi il quotidiano Algemeen Dagblad e la radio olandesi citando uno dei messaggi inviati dall’ambasciata americana in Germania in cui si cita la presenza di armi tattiche in Germania, in Olanda, Belgio e Turchia. “La presenza di armi tattiche americane a Kleine Brogel era un segreto di Pulcinella” per la popolazione locale, scrive ancora il quotidiano belga De Standaard, riferendosi alla base militare nelle Fiandre. Finora i governi dell’Olanda e del Belgio si sono rifiutati di confermare o negare la presenza di armi nucleari Usa nel loro territorio.

Eni, investimenti in Iran di 3 mld di dollari

Sul fronte industriale, l’Eni all’inizio dell’anno “insiste che continuerà ad adempiere ai suoi impegni in quel Paese” (attività di sviluppo ed esplorazione). La compagnia dice di “comprendere” la richiesta Usa di ridurre la sua presenza in Iran, e che, “per questa ragione ha già abbassato le sue attività al livello minimo”. L’Eni riconosce l’esistenza di una “zona grigia” fra attività nuove e datate, fra ciò che deve essere cessato e ciò che invece può essere proseguito, si sottolinea, per recuperare gli investimenti. Gli investimenti complessivi dell’Eni in Iran sono valutati in tre miliardi di dollari, di cui l’Eni ha già recuperato circa il 60 per cento. Ma, sottolineano i funzionari della compagnia, è necessario recuperare dalle operazioni in Iran altri 1,4 miliardi, cosa che secondo le aspettative dovrà avvenire entro la fine del 2013 o ai primi del 2014. Il ‘ceo’ dell’Eni Scaroni aveva scritto all’ambasciatore americano, Thorne alla fine dello scorso anno, il 16 novembre del 2009, precisando la “posizione della compagnia”, ovvero che “non saranno intraprese nuove attività in Iran, e neanche nuove attività della sua sussidiaria”. Tale processo di disimpegno, da parte di Eni, così come Total, Statoil, e Royal Dutch Shell, è stato riconosciuto pubblicamente dal sottosegretario di stato Usa, James Steinberg, nel settembre di quest’anno.

Diplomatici Usa criticarono anche Mandela

Nelson Mandela non viene risparmiato dalla critiche americane. Ma più imbarazzanti sono i giudizi sudafricani sul vicino Zimbabwe, dato il ruolo che svolge il Sudafrica nel garantire l’accordo di spartizione del potere fra il presidente Robert Mugabe e il primo ministro Morgan Tsvangirai. Il ministro sudafricano per i Rapporti internazionali, Maite Nkoane Mashabane, parla di Mugabe come del “vecchio pazzo”. Intanto da Harare l’ambasciatore americano espone i suoi dubbi sul leader dell’opposizione Tsvangirai, che “è un elemento indispensabile per il successo dell’opposizione”, ma una volta al governo rischia di trasformarsi “in un albatro appeso al collo”. (Il riferimento è alla maledizione che porta alla morte di tutti i marinai nel poema “la ballata del vecchio marinaio”). Su Mandela, anticipano i giornali sudafricani, gli americani si dilungano sulla sua opposizione alla guerra in Iraq e riferiscono la sua convinzione che il presidente George Bush non ascoltasse gli avvertimenti del segretario generale dell’Onu Kofi Annan perché è un nero.

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